Era meglio quando si stava peggio

Era meglio quando si stava peggio

Nel mezzo del cammin di questa Disciplina, mi ritrovai in una selva oscura, chè la diritta via era smarrita.
Dal “Santone” della palestra di quartiere al professore dei V-Logs.

Non avrò ancora (tutti) i capelli bianchi, ma faccio parte forse di una delle ultime generazioni che ha attraversato una trasformazione delle comunicazioni e dei rapporti tra le persone.
Siamo passati in un lampo dalla collezione di schede telefoniche allo smartphone che ti porterà sulla Luna.
L’avvento dei social network ha preso piede sempre più nella società, trasformando completamente il nostro modo di vivere in tutte le sfaccettature della società, ed anche nello sport.

Mi alleno spesso in una palestra il cui format propone ampi spazi, vasti allestimenti e orari di apertura dalle finestre molto ampie, ma con poco personale.
Questo determina una condizione assai favorevole per quel fenomeno che si sta consolidando sempre più nell’ultimo periodo, con una rapidità straordinaria.
Orde di ragazzi assalgono le sale attrezzi, corredati di abbigliamento da prestazione, accessori di ogni tipo, raccoglitore di appunti e schemi, cronometri, penne, cuffie, cellulari da 10 pollici….e MANI SENZA CALLI.
Sono tutti utenti, soprattutto molto giovani, che seguono la voce delle migliaia di guru che popolano il Web, sfornando quotidianamente vagonate di informazioni ponendole alla mercé di chiunque voglia leggerne qualche riga.
Informazioni provenienti dall’ultima ricerca della medicina sportiva, sviluppi di metodi sperimentali…ma anche teorie che sono tutto il contrario di tutto.

Le mani senza calli spesso sono infarinate di magnesio, e strattonano debolmente bilancieri carichi con giusto due caramelline Polo, oppure tirano i cavi delle ercoline con traiettorie disegnate da Michelangelo, tentando di coinvolgere un bicipite per il suo intero r.o.m. o scervellandosi nel tentativo di restare concentrati sulle sensazioni che gli trasmette la maniglia.
Tecniche d’intensità dettate da tempi precisi come quelli della Formula 1, protocolli che impongono numeri sotto i quali le loro strutture bardate ed esili tremano, nel tentativo di rispettare il settaggio tecnico che hanno letto per ore, quando erano sdraiati sul divano.

Con la stessa rapidità con cui i Social Networks hanno cambiato i nostri rapporti, si è verificata una metamorfosi rivoluzionaria anche nelle nostre palestre.

Sono finiti i tempi in cui, durante i bisogni di prima mattina si leggeva Flex, nel tentativo di rubare i segreti di Coleman, per riportarli in palestra.
Si stava in sala a sudare, cercando di macinare ripetizioni e ripetizioni sotto l’occhio miracoloso dell’istruttore, le cui schede presentavano un errore grammaticale per ogni rigo.
Crescevano bicipiti ignoranti, a suon di curls dondolanti seguiti da latte e biscotti per neonati.

“Era meglio quando si stava peggio?”
Forse sì, forse no.
Oggi si nota che c’è un’enorme ed immediata disponibilità culturale (compresi i concetti da Bro-Science che da sempre sono presenti nel nostro settore) tanto che risulta soffocante ed avvilente sia per il neofita che per chi ha già fatto un po’ di strada in più.
Si sta dimenticando sempre più che il Culturismo è soprattutto composto dal FARE pratico, mentre oggi si tende a spendere la maggior parte delle proprie energie in ricerche senza né capo né coda o in battaglie di post che difendono la bandiera dei propri ideali contro quelli dell’altro.

Non “era meglio quando si stava peggio”, ma bisognerebbe tornare a fare i calli sulle mani e a seguire strade che sono percorribili con la lunghezza del nostro passo.
Un passo alla volta, mattone per mattone, ripetizione dopo ripetizione.

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